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Dal Maltrattamento all'Omicidio.
DAL MALTRATTAMENTO ALL’OMICIDIO
La valutazione del rischio
Il Centro Antiviolenza LiberaMente ha avviato un progetto, finanziato dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia, finalizzato alla costruzione di uno strumento specifico di valutazione del rischio in situazioni di violenza domestica e stalking.
Obiettivi del Progetto
Obiettivo generale del progetto, che si declina in differenti sotto-obiettivi specifici, è rendere sempre più efficaci i percorsi di tutela delle donne e dei minori vittime di maltrattamento.
Per la costruzione di questi percorsi è importante riuscire ad avere un quadro il più possibile preciso del contesto in cui sono inseriti la donna e i minori. L’analisi della situazione deve prendere in considerazione non solo variabili direttamente osservabili (come la condizione lavorativa, abitativa, il numero dei figli, la nazionalità, la conoscenza della lingua …), ma anche fattori di tipo psicologico, relazionale ed emotivo, che interagiscono tra loro influenzandosi reciprocamente. La procedura di valutazione del rischio e di indagine delle aree di fragilità della donna rientrano nell’analisi del contesto e sono indispensabili per avviare percorsi realmente efficaci.
I sotto-obiettivi specifici possono essere individuati nei seguenti punti.
1. Strutturazione della procedura di valutazione del rischio in modo attendibile e professionale.
Alcuni studi (Skeem et al., 2005; Quinsey, Harris, Rice e Cormier, 1998) ricordano che affidare la valutazione del rischio alla professionalità e alla competenza acquisite “sul campo” dagli operatori, per quanto formati, senza l’applicazione di uno strumento o di specifiche linee-guida, è indice di scarsa accuratezza scientifica, in quanto metodo troppo informale e soggettivo.
Lo scopo è costruire una valutazione professionale strutturata (Hanson, 1998), in modo da seguire uno schema guida preordinato che indichi quali informazioni devono essere raccolte attraverso la costruzione di uno strumento specifico. Questo consentirebbe anche di diminuire le variabili soggettive delle operatrici e delle stesse utenti che rientrano nel processo di valutazione.
2. Prevenzione del rischio di escalation del livello di violenza del maltrattante.
Un’accurata valutazione del rischio consentirebbe di individuare le variabili che potrebbero favorire un incremento del livello di violenza del maltrattante e adottare le strategie opportune affinché questo non si verifichi. Questa operazione è importante in tutte le fasi del percorso per quelle donne che si presentano al Centro con vissuti di maltrattamento fisico e psicologico molto gravi. Inoltre risulta essere un processo fondamentale soprattutto in quelle fasi del percorso che sono più “delicate” (comunicazione della fine della relazione, separazione, cambiamento di abitazione, gestione dei figli minori …).
3. Restituzione del livello di rischio alla donna.
Confrontarsi apertamente con la donna sul livello di pericolosità della situazione da lei stessa dichiarato è il modo per rendere l’utente consapevole e per stimolare l’individuazione di strategie di protezione efficaci. Come indicato dalla formula internazionale riportata nell’introduzione, l’informazione e la formazione della vittima sono le strade che permettono di diminuire il grado di rischio di incorrere in un aggravamento della condizione di maltrattamento o in un atto estremo, come l’omicidio.
4. Divulgazione delle informazioni relative alla valutazione del rischio.
La produzione di materiale informativo ha come obiettivo il facilitare il riconoscimento di situazioni di pericolo. In questo senso, prima la donna si riconosce nella situazione di rischio e prima può mettere in atto strategie di protezione. Divulgare le informazioni relative al rischio, inoltre, consente di ampliare il raggio di azione di contrasto alla violenza di genere, in quanto le donne vittime di maltrattamento possono venire a contatto con le informazioni anche se non si sono rivolte al Centro Antiviolenza.
5. Apertura di spazi di dialogo con le Istituzioni e i professionisti del terzo settore.
L’utilizzo di uno strumento validato garantisce la base da cui partire per condividere i percorsi di protezione con gli operatori del territorio e degli Enti istituzionali. Il poter disporre di dati più oggettivi consentirebbe di dialogare in modo differente con le Istituzioni che, insieme alle operatrici del Centro, provvedono a fornire elementi di protezione alle donne e ai minori, soprattutto in quei casi in cui la valutazione del rischio conferma la presenza di un livello elevato di pericolosità del maltrattante e il coinvolgimento delle Istituzioni diventa indispensabile per garantire la tutela.
